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| Adc, Pionati: in Irpinia supereremo il 10% |
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| Onorevole Pionati, ha appena concluso una due giorni in Veneto. Sta provando ad esportare la sua ricetta, che ha una chiara matrice meridionalista, anche al nord?
«Non ci sto provando, ci sto riuscendo. In Veneto la Lega impedisce l’intesa tra Pdl e Udc e questo sta creando degli enormi spazi di manovra per l’Alleanza di Centro che registra adesioni crescenti e che oramai quotidianamente entra nel dibattito politico regionale. Nel giro di poche settimana abbiamo organizzato il partito in tutte le province del veneto registrando l’adesione di personalità di primo piano che vengono dall’Udc. Non voglio farmi illusioni ma sicuramente nel nordest avremo risultati significativi. Il segreto è tenere una linea chiara e coerente e coltivare buoni rapporti sia con il Pdl sia con la Lega, che ha tutto il diritto di rivendicare la presidente della regione».
Al centro degli incontri la corsa delle regionali. Come si prepara l'Adc a questo appuntamento?
«L’Adc presenterà proprie liste in almeno 9 delle 13 regioni che vanno al voto e tra queste ci sono sicuramente le 4 regioni del nord. Sosterremo in tutti i casi i candidati del centrodestra e puntiamo ad ottenere 300mila voti e 10 consiglieri regionali che andrebbero ad aggiungersi agli attuali 6 presenti nel Molise in Sardegna e in Puglia. La previsione è prudenziale e si basa sul fatto che nelle recenti elezioni provinciali presentando il nostro simbolo, per esigenze di tempo, solo in 16 provincie su 64, abbiamo ottenuto circa 150mila voti. Le nostre potenzialità dipendono da una serie di circostanze favorevoli che avevamo intuito. Innanzitutto lo svilimento a sinistra dell’Udc e l’ambiguità della strategia di Casini e in secondo luogo la fine dello schema bipartito che impone tanto al Pd tanto al Pdl di sviluppare una politica di alleanze con soggetti politici che non tradiscano gli impegni assunti. Noi, credo, rispondiamo a questa caratteristica e vogliamo rafforzare il centrodestra e il sistema bipolare».
Nel centrodestra è sempre più braccio di ferro sulla carica di candidato governatore. Cosentino è intenzionato ad andare avanti nonostante l'avversione dei finiani. C'è il rischio che il centrodestra arrivi spaccato alle elezioni e con un candidato non supportato da tutta la coalizione?
«Non vedo questo rischio così come non credo sia giusto chiedere a Cosentino di farsi da parte. Non ho condiviso né nella forma né nella sostanza l’aggressione di alcuni esponenti di Alleanza Nazionale contro di lui. Il problema Cosentino non può essere esaminato solo come una questione pregiudiziale perché la tempistica degli avvenimenti lascia più di un sospetto sulle reali intenzioni della magistratura che sembra tanto una bomba ad orologeria. Sento la stessa puzza di bruciato del ‘94 quando con gli avvisi di garanzia e l’uso disinvolto dei pentiti eliminò un’intera classe dirigente che è risultata molti anni dopo sostanzialmente sana. Un avviso di garanzia ti elimina dalla scena politica, dopo molti anni in genere, arriva la riabilitazione postuma quando il politico è stato costretto ad uscire di scena: onestamente non mi sembra una cosa giusta e il Parlamento avrebbe l’obbligo di recuperare il proprio ruolo non a chiacchiere ma facendo il proprio dovere, e cioè affrontando una volta per tutte senza ipocrisie e pregiudizi il capitolo delle riforma della giustizia. Credo che il processo breve (proposto poche mesi fa dalla Sen. Finocchiaro) la separazione delle carriere e una nuova disciplina dell’uso dell’intercettazioni e dei pentiti siano quanto mai necessari. Sui pentiti, in particolare, bisognerebbe spiegare agli italiani a quali benefici di legge vanno incontro con le loro dichiarazioni. Forse tante situazioni sarebbero più chiare. Non dico che i pentiti non debbano essere utilizzati ma occorre ottenere risconti più seri di quattro parole in libertà».
A proposito di Cosentino, il sottosegretario ha recentemente ottenuto da parte del suo ramo del parlamento il voto contrario all'autorizzazione a procedere. E' giusto che la politica blocchi in questo modo un atto della magistratura?
«Io vado controcorrente anche su questo tema perché prima di essere un politico sono un giornalista. Il potere che in Italia è fuori controllo non mi sembra quello politico ma quello giudiziario. Nella costituzione e nei parlamenti di tutto il mondo l’immunità non è un privilegio ma è una tutela per garantire il diritto del legislatore a godere della stessa autonomia di cui gode la magistratura. So che oggi sostenere questa tesi è impopolare ma nella vita occorrono coraggio e rispetto della propria coscienza e io, in tutta onestà, credo che se non la smettiamo di sputare chi ci governa e su chi fa le leggi con un qualunquismo rivoltante il nostro Paese sarà destinato a un declino irreversibile. Certo, credo, nessuno può abusare dell’immunità, ma il principio costituzionale identificato dai nostri padri è assolutamente ancora valido».
C'è chi, come Di Pietro, ha detto che la casta si è autoassolta. Cosa replica?
«Di Pietro non merita alcun commento. Uno che ha utilizzato le manette contro innocenti per fare carriera politica dovrebbe evitare di discutere di questi temi».
Una cosa è certa: Cosentino non piace all'Udc che pare intenzionata a correre da sola. Per lei è un bene o un male?
«Il problema è sempre lo stesso: le alleanze sono come i matrimoni, devono essere fatte con amore e non per interesse. L’Udc certamente è un partito che ha scelto ambiguità ed interesse, tanto è vero come testimoniano i fatti degli ultimi giorni che anche in irpinia c’è stata una frattura profonda tra il gruppo di De Mita e quello con Zinzi. De Mita dialoga un giorno con Bassolino e altro pone le condizioni per l’intesa con il Pdl. Zinzi vota contro l’arresto di Cosentino mentre il suo collega Mantini vota per l’arresto. Ormai quel partito è una babele e io credo che si muova solo nelle logiche di potere personale. Anche per questo me ne sono andato. Alla fine credo che il richiamo del potere sarà più forte di ogni altro elemento e che l’Udc non correrà da solo in Campania. In ogni caso mi preme sottolineare un elemento rilevato da tutti i sondaggi: l’Udc in Campania è ininfluente per la vittoria del Pdl questo significa che non può porre condizioni né scegliere i candidati presidenti, cosa che spetta al Pdl, ma può solo aggiungersi alle scelte autonome del centrodestra. Se lo farà ne sarò lieto».
Bassolino ha recentemente detto di essere il candidato più forte. Crede che sarà ancora lui a guidare la coalizione di centrosinistra?
«Mi sembrerebbe un’assurdità. Bassolino non va sottovalutato perché ha gestito il potere e ancora lo gestisce, in maniera scientifica e spietata. Quando penso che Cosentino è stato colpito dalla magistratura e Bassolino continua a spadroneggiare mi sento davvero preoccupato. Da questo però ad immaginare che Bassolino possa guidare una coalizione di centrosinistra quando lui stesso incarna il fallimento del governo di centrosinistra il passo è lungo. Credo piuttosto che Bassolino parla così perché cerca di mantenere un ruolo attivo nella scelta del suo successore».
Veniamo al partito in Irpinia, indiscrezioni dicono che il patto federativo con Mpa scricchiola. L'esperimento rimarrà relegato solo all'ambito provinciale?
«Io mi vedo ogni settimana con il Presidente Lombardo e i nostri rapporti non sono mai stati così solidi. Nell’ultimo incontro c’era anche Zecchino. Le voci a livello locale o il calcio mercato della politica non mi interessano per nulla. Spesso si trattano quasi sempre solo di pettegolezzi interessati».
Che candidature saranno quelle che presenterà il progetto centrista di Adc, Merito è Libertà e Zecchino?
«Saranno candidature di assoluto prestigio e soprattutto di forte rappresentanza del territorio. Con le nuove adesioni il nostro partito può veramente essere la grande novità della politica irpina e puntare concretamente a portare un consigliere regionale della nostra provincia a Napoli. Come per le provinciali sarà proprio la qualità dei candidati, io credo, a fare la differenza e a far crescere in modo esponenziali i nostri consensi. Tutte le aree geografiche della provincia avranno candidature forti ed espressioni del territorio».
Un recente sondaggio vi dà pressappoco all'1%. Qual è l'obiettivo in provincia di Avellino e in Regione Campania?
«Il sondaggio rileva la nostra presenza ma è sicuramente approssimativo perché alle ultime elezioni provinciali solo nelle tre province campane interessate al voto abbiamo raggiunto il 2%. Io scommetto sul 4% dei voti perché noto una grande capacità di aggregazione che stiamo sviluppando in tutta la Campania. A Napoli giovedì prossimo terremo una conferenza stampa per annunciare l’arrivo nelle nostre liste di due importanti forze politiche. A me non piace fare chiacchiere ma basarmi sui fatti. Nessuno credeva al nostro 6% in irpinia, ai nostri 60.000 voti in Campania e ai 150.000 in Italia nel nostro esordio politico nelle recenti provinciali. Credo che con le elezioni regionali resteranno in molti ancora più sorpresi. In irpinia sicuramente supereremo il 10%». |
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